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Siccome sono di Palermo…
0 Comments | Posted by angelochiello in Civiltà e Bene Comune, Finanza, Personale, Senza categoria
Girano questi tormentoni tipo: “Siccome sono di Palermo.. mangio pane e panelle” e via con il resto. Ci aggiungo la mia.. ma ci faccio una breve premessa.
Luglio col bene che ti voglio.. mi scadono le assicurazioni auto e moto e siccome la moto non vale sospenderla perché “siccome sono di Palermo” nulla di strano che la pigli il 24 dicembre per evitare il milione di persone che si riversa per le strade e il picciriddo ha deciso che la febbre gli deve venire la vigilia e la tachipirina è finita e sono le 2 del pomeriggio quindi farmacie chiuse e devi arroccarti chissà dove per quella di turno…
Quindi.. luglio: scadenza assicurazioni auto e moto. Telefono:
“Genertel buongiorno come posso esserle utile”
“Salve, devo rinnovare le assicurazioni di auto e moto, ho ricevuto i preventivi e come ogni anno sto chiamando per avere lo sconto.”
“Mi spiace signore, quest’anno niente sconto!”
“Ah! Che è sucesso.”
“Nulla. Ma lei abita in provincia di Palermo e li si fanno un po troppi incidenti.”
“Ma io non ne ho fatti!”
“Non importa, valgono le statistiche.”
Morale: “Siccome sono di Palermo.. pago di più l’assicurazione anche se non faccio incidenti!“
Ieri sera ho visto la puntata di Ottoemezzo in onda su La7 (la puntata sarà presto disponibile su questo link).
Il tema era l’integrazione dei bambini con origini non italiane nella scuola e indirettamente sulla decisione di prevedere le quote per i bambini extracomunitari nelle classi.
C’era un tipo del Moige che sosteneva che fosse il 20, il 30 o il 40 percento ma era fondamentale che ci fosse una quota affinché questi bambini extracomunitari si potessero integrare, imparare le nostre tradizioni e la nostra cultura, rispettandola e seguendola perché, sosteneva, “sono loro a venire da noi”. Poi faceva un distinguo tra i bambini figli di extracomunitari e i bambini figli di italiani dati in adozione dall’estero perché non era la stessa cosa.
Cosa abbiamo di così prezioso che vogliamo difendere a tutti i costi nel nostro orticello? Quale è questa cultura a cui questo tizio si riferiva? Dov’è questo amore per la Patria che questo tizio vedeva di fondamentale importanza e da difendere a qualunque costo finanche ghettizzare e indottrinare i bambini.
Non mi sembra che i fenici si siano chiusi nel loro orticello. Gli antichi greci neppure. Il grande impero romano ha sì conquistato tutta l’Europa ma portando anche cultura e sostenendo l’integrazione tra tutti. I nostri artisti del rinascimento non sono stati fermi ad una corte ma hanno esportato il loro sapere nel mondo accolti come dei in Terra. Gli inglesi durante le colonizzazioni hanno costruito un qualcosa che dura fino ai giorni nostri e Londra è una città non multi-razziale bensì multi-culturale dove ognuno porta la propria cultura e la condivide con tutti gli altri. Ed in fine, non mi pare che il Paese più potente al mondo sia un Paese chiuso: gli Stati Uniti d’America hanno per tradizione accolto tutti; ne hanno fatto un punto d’orgoglio e di forza.
Preferirei mandare mio figlio in una classe con bambini provenienti per cultura da tutte le parti e dove lui è l’unico italiano piuttosto che il contrario. Parliamo di globalizzazione e di cittadini del Mondo. Gli aerei hanno fatto il Mondo piccolo. Mio figlio ha il dovere di sapere che al di fuori del proprio orticello esistono persone diverse da lui, deve conoscere chi sono, cosa fanno, di cosa sono capaci.
Conoscere gli altri, averne non solo mera contezza sulla loro esistenza ma conoscerne profondamente la cultura ed i modi di fare, sarà fondamentale in futuro dove la lotta per la sopravvivenza sarà globale. Chiuderci nel nostro orticello farà di noi dei colonizzati e ci farà perdere identità ovvero quello di cui ha paura il tipo del moige che invece vuole chiudere.
Chiudere non ha mai portato lontano.
Beliamo! Perché è questo che ci si aspetta che noi facciamo. Noi gente che non andiamo in televisione. Noi gente che non siamo dei politici di professione. Mentre loro credono che siamo dei pecoroni pronti a farci prendere dal primo lupo che ci adocchia perché noi siamo sacrificabili.
Ci hanno fatto credere che quell’esibizione al festival di San Remo dello strappo dello spartito era frutto di improvvisazione. Bene, con la crisi della cultura che viviamo non credo che alcuno dei professori d’orchestra fosse pronto a rischiare il proprio posto di lavoro per Pupo ed il cosiddetto ”principe”. Mentre, sempre a causa della crisi, sono stati pronti a prendersi quel centone allungato per fare scena.
Ci hanno fatto credere che a l’Aquila si sta da dio perché B ha costruito le case ed invece non è vero. Ho visto Presa diretta e mi sono ricordato del perché non guardo questo tipo di trasmissioni: mi si attorcigliano le budella. Cosa spinge la classe politica ad approfittarsi di gente comune, farla soffrire, stare male: il sesso? Il potere? Pura cattiveria? O il fatto che per loro siamo solo un gruppo belante di roba sacrificabile?
Questo Paese sta andando allo sfascio. Con tutte le rottamazioni che si fanno forse la classe dirigente ha creduto opportunamente che anche il popolo sia da rottamare. E ci stanno rottamando. Ci sta macellando, come un gregge belante di pecoroni.
